Ogni territorio conserva una propria storia, e i dati sulla sua agricoltura ne costituiscono una parte essenziale. Nella convinzione che conoscere un territorio sia il primo passo per apprezzarlo, sostenerlo e tutelarlo. Fi.Le 2 – Filiera Legale propone un percorso di conoscenza nelle tre aree in cui opera il Progetto: Rosarno in Calabria, Foggia in Puglia e Trapani in Sicilia. Quest’oggi, il percorso prende avvio da Rosarno.

Rosarno, dalla Magna Grecia a oggi
Le origini di Rosarno affondano nell’antichità. Il comune, situato nella Città metropolitana di Reggio Calabria, conta oggi 14.472 residenti [1] e sorge nell’area in cui si trovava Medma, subcolonia fondata da Locri Epizefiri sulla costa tirrenica. Le ricerche archeologiche, avviate da Paolo Orsi e proseguite fino ai giorni nostri, hanno riportato alla luce un’ampia necropoli, con circa 600 sepolture databili tra il VI e il III secolo a.C., e una fossa votiva ricca di ex voto in terracotta. Proprio la produzione di terrecotte rappresenta il tratto distintivo di Medma. Il Museo e Parco archeologico nazionale dell’antica Medma, istituito nel 2014 nel centro di Rosarno, ne conserva la raccolta più ampia [2]. Il parco si estende all’interno di un vasto uliveto [3], a testimonianza di un legame antico tra storia e agricoltura.
Anche il volto agricolo del territorio è il risultato di una lunga storia. Il terremoto del 1783 aveva distrutto Rosarno, e i dissesti idraulici che ne seguirono favorirono la diffusione della malaria nella valle del Mesima. Fu la bonifica avviata nell’Ottocento dal marchese Vito Nunziante, e completata nei decenni successivi, a trasformare un’area paludosa e insalubre in una pianura fertile, adatta a colture pregiate come gli agrumi e l’olivo [4]. Un ulteriore impulso alla trasformazione agraria giunse nel 1945 con l’occupazione delle terre del Bosco, area già nota nel Settecento per l’abbondanza di selvaggina e divenuta, durante il decennio francese, rifugio di bande di briganti. I suoi 750 ettari incolti vennero acquisiti in modo pacifico da altrettante famiglie contadine, che vi impiantarono agrumeti e oliveti e poterono così affrancarsi da una condizione di povertà secolare [4].
Aranceti e uliveti caratterizzano ancora oggi il paesaggio della pianura [4]. L’olivo, in particolare, è una coltura storica e tuttora diffusissima: con 484 ettari occupa circa un quinto della superficie agricola comunale ed è la seconda coltura del territorio per estensione dopo gli agrumi [5]. Le classificazioni ufficiali lo collocano però in un settore distinto da quello ortofrutticolo, quello dell’olio d’oliva e delle olive da tavola [6].

La Piana di Gioia Tauro
Il territorio comunale si affaccia sulla Piana di Gioia Tauro, una delle aree più vocate all’agricoltura del Mezzogiorno. Il legame tra Rosarno e la Piana è tale che l’Azienda regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese (ARSAC) denomina questo distretto agricolo “Piana di Rosarno e Gioia Tauro”. Il distretto comprende 19 comuni, tra i quali Gioia Tauro, Taurianova, Cittanova, Polistena e Rizziconi [7]. I suoli alluvionali profondi e un clima mite, con una temperatura media annua di 17 gradi [8], fanno della Piana un’area d’elezione per l’agrumicoltura e la frutticoltura specializzata.
Una vocazione che si legge nei numeri
I dati del 7° Censimento Generale dell’Agricoltura ISTAT confermano questa vocazione. La superficie agricola utilizzata (SAU) del Comune ammonta a 2.351,7 ettari, per l’85% destinati a coltivazioni legnose [5]. Gli agrumi, con 1.121 ettari, ne occupano quasi la metà. Nel perimetro ortofrutticolo segue l’actinidia, con 370 ettari, seconda coltura dopo gli agrumi. Le altre specie frutticole e le ortive interessano superfici più contenute [5].
All’interno del comparto agrumicolo prevale l’arancio, con 493 ettari, pari al 44% della superficie ad agrumi. Segue la clementina, con 395 ettari (35,2%). Completano il quadro gli altri agrumi (108 ettari), il mandarino e gli agrumi a piccoli frutti (98 ettari) e il limone (26 ettari) [5]. Si tratta di un comparto in evoluzione: nella Piana, ARSAC rileva una riconversione colturale verso l’actinidia e, sul piano varietale, verso il limone e gli agrumi tardivi [9].

Clementine di Calabria IGP
La Calabria è la prima regione italiana per la produzione di clementine, con una quota del 66% sul totale nazionale [10]. Dal 1997 questa filiera è tutelata dall’Indicazione Geografica Protetta Clementine di Calabria, riconosciuta con il Regolamento (CE) n. 2325/97, e Rosarno figura tra i comuni dell’areale di produzione [11].
Il disciplinare ammette otto cultivar: SRA 63, Spinoso, Fedele, Comune, Tardivo, Hernandina, Marisol e di Nules. Il frutto è descritto con polpa succosa e aromatica e con semi assenti o in numero esiguo [11].
Secondo il monitoraggio ISMEA relativo alla campagna 2024/25, le aziende calabresi del campione hanno registrato una resa media di 24,5 tonnellate per ettaro. Applicando questo valore ai 395 ettari di Rosarno, la produzione può essere stimata in circa 9.700 tonnellate annue [10].

Il kiwi in Calabria, una storia nata a Rosarno
Se le clementine rappresentano la tradizione, l’actinidia racconta la capacità del territorio di innovare. La sua introduzione in Calabria ha un luogo e una data precisi. Nel 1971, in contrada Guerrisi, l’azienda agricola di Carlo Inderst avviò un campo sperimentale di actinidia della cultivar Hayward. Verificato il buon adattamento della pianta alle condizioni pedoclimatiche della Piana, nel 1975 lo stesso proprietario realizzò su 1,5 ettari il primo impianto di actinidia della regione [8]. Da quella esperienza ha preso avvio una diffusione che, nel corso dei decenni, ha interessato in larga parte terreni di pianura in precedenza coltivati a olivo e agrumi [8] e ha fatto della Piana il principale bacino del kiwi calabrese.
Secondo ARSAC, le aree di pianura del Reggino concentrano circa il 95% degli impianti di actinidia della regione [8]. Per la cultivar Hayward, la più coltivata, l’Agenzia indica nella Piana una resa compresa tra 300 e 350 quintali per ettaro [8]. Considerando il valore più prudente, i 370 ettari di Rosarno corrispondono a una produzione stimata di circa 11.100 tonnellate annue.
Un patrimonio da tutelare
Dalle terrecotte di Medma alla bonifica della Piana, dagli agrumeti al primo impianto di actinidia, Rosarno esprime l’identità di un territorio che ha saputo innovare senza perdere le proprie radici, affermandosi come un presidio produttivo di rilievo per l’ortofrutta italiana. Fi.Le 2 – Filiera Legale opera per rendere filiere come questa più trasparenti e sicure, a tutela delle imprese e dei lavoratori. Le prossime tappe del percorso saranno dedicate a Foggia e Trapani.
Fonti dati
[1] ISTAT – Popolazione residente al 1° gennaio 2025, Rosarno (cod. 080069)
[2] Ministero della Cultura, Direzione regionale Musei nazionali Calabria – Museo e Parco archeologico nazionale dell’antica Medma-Rosarno
[3] Città metropolitana di Reggio Calabria – Portale del turismo, scheda “Museo di Medma”
[4] Comune di Rosarno – “Storia di Rosarno”
[5] ISTAT – 7° Censimento Generale dell’Agricoltura 2020, unità agricole e superficie agricola utilizzata per coltivazione, Rosarno (cod. 080069)
[6] Regolamento (UE) n. 1308/2013, art. 1 e allegato I, parti VII e IX
[7] ARSAC – Centro Divulgazione Agricola n. 17 “Piana di Rosarno e Gioia Tauro”
[8] ARSAC – L’Actinidia e la sua coltivazione in Calabria
[9] ARSAC – Convegno “Agrumicoltura: quale varietà?”, Rizziconi, 19 maggio 2018, intervento CeDA 17
[10] ISMEA – Monitoraggio dei costi medi di produzione: arance, clementine e actinidia, campagna 2024/25; rapporto ISMEA sulla clementina presentato a Corigliano-Rossano, ottobre 2025
[11] Regolamento (CE) n. 2325/97; Disciplinare Clementine di Calabria IGP
